«Sale, tv e piattaforme: il cinema ha grandi potenzialità» – Il Presidente Rutelli al Sole 24 Ore

3 settembre 2020

 

L’INTERVISTA DEL SOLE 24 ORE AL PRESIDENTE ANICA FRANCESCO RUTELLI 
Il presidente ANICA: «La mostra di Venezia segnale di determinazione»

Sono ottimista perché la domanda di contenuti è cresciuta. Ma sono anche preoccupato perché il cambiamento nel mondo dell`audiovisivo è sistemico e non possiamo affrontarlo con leggerezza».

Francesco Rutelli, presidente di Anica, l’associazione che rappresenta l’industria del cinema nelle sue varie componenti, parla da Venezia, alla partenza di una Mostra del Cinema arrivata alla 77esima edizione in un anno particolarissimo le cui tracce sono dappertutto, dalle mascherine obbligatorie, ai distanziamenti, alla geografia rivista degli spazi. La 77esima edizione, la cui inaugurazione è stata proiettata in 100 sale in Italia, «rappresenta un segno di determinazione e coraggio. È l’unico festival al mondo che dopo lo scoppio dell’emergenza Covid si terrà “in presenza”. E con il Mia (il Mercato internazionale dell’audiovisivo, a Roma dal 14 al 18 ottobre, ndr.) l`Italia tenta questo rilancio» in un anno che finora è stato terribile per il settore del cinema. I dati del “PwC Global Entertainment&Media Outlook 2020-2024”, diffusi ieri, per l’Italia preventivano un crollo del 56,8% nei ricavi del cinema: 339 milioni dai 785 del 2019.

Il segnale “di coraggio” che arriva dal Lido e i buoni risultati del thriller di Christopher Nolan “Tenet”, dagli addetti ai lavori sono però visti (o comunque auspicati) come punti di
svolta, per un settore su cui emergenza Covid e lockdown hanno picchiato durissimo, portando le sale alla chiusura fino al 15 giugno.

Alla 17esima settimana dalle riaperture sono attivi il 52% delle sale e il 60% degli schermi, con l’ultima settimana di agosto che ha registrato un quinto degli spettatori rispetto a un anno prima. Dirò di più. Negli otto mesi gli incassi di 156,6 milioni sono scesi del 58,65% annuo, con presenze a 24,1 milioni, giù del 59 per cento. Questo però non deve oscurare i segnali di vitalità che sono emersi altrettanto chiaramente.

Quali? Innanzitutto va considerato che al 21 febbraio, prima dell`inizio dell’emergenza sanitaria e dei primi decreti di chiusura, il mercato cresceva invece in termini di incasso del 20,46% rispetto al 2019, del 7,64% sul 2018 e del 3,73% rispetto al 2017. Inoltre, nella giornata di martedì in 6omila sono andati al cinema. Considerando che si tratta del giorno più scarico della settimana e considerando il periodo, il numero è significativo. Qui a Venezia alle proiezioni non è stato possibile far partecipare tutti coloro i quali avrebbero voluto. Gli appassionati considerano le sale un luogo sicuro.

Segnali di vitalità. Ma l’industria del cinema si lecca ferite non da poco. Senza dubbio. Però per l’industria dei contenuti ci sono notizie positive. È cresciuta la domanda in questi mesi drammatici. E si è articolata. Il che comporterà un salto di qualità nelle nostre produzioni che, ricordiamolo, sono ripartite alla grande. Con tutte le precauzioni del caso si stanno girando film e serie tv. In definitiva: il mondo è cambiato in profondità, l`industria dei contenuti audiovisivi è più centrale, con enormi conseguenze industriali.

In che termini? L’integrazione della filiera è una realtà che prima poteva sembrare un dovere di buon senso, ma oggi è un’esigenza vitale. Qualunque prodotto si misura con una catena del valore che ha tre leve: sala, broadcaster e piattaforme. Il fatto che Anica abbia fra i suoi associati i rappresentanti di tutti e tre questi mondi ci permette di puntare ad avere un dialogo trasparente e lavorare perché questa filiera funzioni meglio.

Prodotti non solo per le sale quindi. Ma il mondo del cinema è consapevole di questa necessità? Certo. Il cambiamento è di sistema, tutte le aziende ne sono consapevoli e non stanno con le mani in mano. Noi stessi, come Anica, stiamo lavorando per chiedere alla Rai di essere molto più incisiva per quanto riguarda la partecipazione a questo sistema. Al Governo abbiamo invece chiesto che all’azienda di servizio pubblico, nell’ambito del Recovery Fund, siano attribuite risorse più importanti per sostenere produzioni e coproduzioni. Abbiamo iniziato anche a parlarne con Rai Cinema e con l’ad Rai, Fabrizio Salini. L’industria del cinema è comunque consapevole del cambiamento della catena del valore in cui sono entrati altri soggetti: sale, sempre primarie, broadcaster ma anche le piattaforme come Netflix, Timvision, Chili, fino ad Amazon, eccetera. C’è inoltre Raiplay che può diventare un soggetto molto più incidente. E poi Mediaset, Sky. Insomma attori e possibilità sono molteplici.

Qual è dunque l`errore da evitare? Pensare a un ritorno al mondo precedente il Covid. Non ritornerà. I consumatori non hanno abbandonato il cinema. Hanno però iniziato a sperimentare, con numeri maggiori, tipi di fruizioni diverse. E in questo trend, mondiale, il cinema italiano ha tutte le carte in regola per dire la sua.

di Andrea Biondi – Il Sole 24 ORE

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