Rutelli a Il Sole 24 Ore «La sala è il faro, ma Tv e videostreaming sono nostri alleati»

«Gli altri Paesi si stanno organizzando con misure e incentivi ad hoc. La concorrenza è fortissima». Per Francesco Rutelli, presidente di Anica, rieletto a luglio per il suo secondo mandato triennale, nell’analisi del presente e del futuro dell’industria cinematografica italiana è basilare riconoscere che si è «in un momento di grande trasformazione a livello globale». Di questi cambiamenti, peraltro, appuntamenti come il Festival di Venezia sono evidenti testimonianze (vedi Netflix al Lido). «Cinema e audiovisivo sono una filiera integrata. E a questo si aggiunge in maniera sempre più sostanziale una terza parola che è “digitale”», dice Rutelli al Sole 24 Ore ribadendo un concetto su cui insiste da tempo: «Il cinema rimarrà il “capostipite” di questa industria e il capofila della filiera. Che però ha nei broadcaster e sempre più nelle piattaforme elementi integrati». Insomma, colossi del videostreaming che rappresentano uno sbocco importantissimo – e chi lavora in questa industria a vari livelli «ne è sempre più consapevole» – per un settore che, quanto a box office, nel 2018 ha visto scendere incassi (-4,98% a 555,4 milioni), mai così giù dal 2006, e presenze (-6,89% a 85,9 milioni). Un barlume arriva proprio dal cinema italiano con incasso (incluse le co-produzioni) su del 23,8% a 127,9 milioni per 19,9 milioni di presenze (+17,92%). Nel primo semestre sono saliti incassi e presenze. I dati della stagione estiva saranno resi noti il 31 agosto ma, come già trapelato, sarà la migliore da sei anni. «Sul processo di destagionalizzazione, grazie all’industria unita e al lavoro del sottosegretario Lucia Borgonzoni, è stato fatto un passo avanti rilevante». Le produzioni Usa hanno trainato. «Vero, quelle italiane sono un po’ mancate. Ma se guardo all’autunno e ai primi mesi del 2020 si annunciano 7-8 pellicole di grande potenzialità». Il punto, del resto, per Rutelli sta lì: nella «necessità di avere prodotti più rivolti al mercato internazionale. È chiaro che la scommessa nelle nuove produzioni non deve mancare. Ma la qualità deve essere la bussola. Anche perché ci si muove in un mercato integrato, a livello di linguaggi, distributivo e in una dimensione globale». Le condizioni per spingersi in avanti oggi ci sono. Sulle finestre con il decreto di un anno fa sono stati codificati tempi di uscita in sala, ma con eccezioni «che significano opportunità per nuovi modelli di business, con la possibilità di far passare in sala per tempi brevi prodotti pensati per la tv». Gli obblighi di programmazione da parte dei broadcaster e degli Ott partiranno da gennaio 2020 come stabilito dal Decreto Cultura. La legge Franceschini ha portato il tax credit, anche se con problemi di capienza non ancora risolti (si veda Il Sole 24 Ore del 20 luglio). «Il presidente francese Macron ha annunciato per l’autunno una proposta, con un fondo di 215 milioni per le imprese del cinema e dell’audiovisivo che vogliano fare acquisizioni all’estero; la Spagna ha una normativa molto incoraggiante per le produzioni audiovisive; altri Paesi hanno messo in campo misure di forte incentivazione. A rimanere fermi si rischia di perdere terreno difficile da recuperare».
di Andrea Biondi

Il Sole 24 Ore / 29 Agosto 2019

 

 

 

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