Intervista al Presidente ANICA Francesco Rutelli su Milano Finanza

 

Il Cinema italiano va sostenuto così

 

La grande trasformazione del sistema audiovisivo che stiamo vivendo, con la diffusione delle piattaforme dello streaming, costringe tutti gli operatori a rivedere le strategie rimettendo al centro i contenuti e la qualità.
Parole di Francesco Rutelli, presidente di Anica (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive)

Domanda. Il box-office 2019 è stato il quinto migliore di sempre, con una quota del cinema italiano intorna al 22% secondo dati Cinetel. Come è iniziato il 2020?
Risposta. A gennaio la quota del cinema italiano è stata la più elevata degli ultimi 25 anni superando il 70% al botteghino. Merito del film di Zalone (Tolo Tolo, ndr), che da solo ha rappresentato circa il 40%, ma anche di altri film che hanno fatto discutere e hanno avuto successo, dimostrando la grande vitalità della produzione nazionale, in grado di tenere il passo con i cambiamenti dei gusti del pubblico. Per esempio, i film family di oggi, come Pinocchio di Garrone, non hanno niente in comune con i cine-panettoni del passato. Anche l`offerta più impegnata, da Ozpetek ad Amelio, ha raggiunto buonissimi risultati.

D. Nella competizione fra streaming e sala cinematografica vincono quindi entrambi?
R. A dispetto dei vari allarmismi sulla fine delle sale cinematografiche, che rappresentano anche un fattore di aggregazione sociale e culturale molto importante, il pubblico in sala cresce e frequenta film di qualità come Joker. Dal canto loro i giovani vanno a vedere soprattutto i blockbuster americani ma anche un prodotto come «Me contro te», che ha incassato 9 milioni di euro, realizzato da due youtuber italiani che utilizzano un linguaggio che si riteneva proprio di altri media. E’ importante cercare di superare
questi confini.

D. In questo scenario incoraggiante dell`audiovisivo molte aziende italiane sono state però acquisite da gruppi esteri. E altre rischiano di fare la stessa fine. Come va affrontato questo problema?
R. Questo è il problema più serio: c`è una forte domanda di contenuti, vari paesi sostengono il comparto produttivo con incentivi molto più incisivi e le nostre capacità sono ai vertici, ma la dimensione industriale è medio-piccola e il rischio di essere prede appetibili è molto alta. Occorre che la Legge Franceschini funzioni davvero, e pienamente.

D. Il ministro Franceschini ha aperto al tax credit per i contenuti musicali. Questo succede però senza che ci sia stato un aumento delle risorse. Che cosa ne pensa?
R. Beh, si tratta di un settore riferito essenzialmente alle industrie musicali. Certo, ha importanti contenuti visuali, ma
occorrono risorse aggiuntive e comunque regole specifiche.

D. La normativa in Italia non ha ancora avuto piena attuazione. Con quali strumenti e modalità si dovrebbe a suo parere procedere?
R. La legge Franceschini è ottima. Il ministro è competente e influente. Ma i ritardi attuativi, anche per i cambi di governo e di direttori generali, sono molto gravi. Siamo fermi con i regolamenti che dovrebbero dare certezze per gli investimenti in produzione di broadcaster e piattaforme, da Netflix ad Amazon. Siamo anche fermi con i contributi automatici per i reinvestimenti, necessari per uscire stabilmente da logiche assistenziali. E pure con quelli per rinnovare le sale e per le industrie tecniche. Siamo poi all`ora zero per gli strumenti di cessione del credito d`imposta alle banche e per il fondo di garanzia per il credito ai progetti delle piccole e medie imprese audiovisive. Non abbiamo certezza per il Mia, ossia il mercato internazionale voluto da Anica e Apa (Associazione Produttori Audiovisivi, ndr), fondamentale per le nostre aziende. E, a pochi mesi dall`estate, non abbiamo certezze nemmeno per Moviement, che è stato un successo e ha iniziato l`inversione di tendenza nei mesi estivi. Insomma: è il momento di accelerare.

di Ester Corvi – Milano Finanza – 8 febbraio 2020

 

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