Drive in, quando il cinema era a cielo aperto. I ricordi (e le proposte) di Francesco Rutelli a “Repubblica”

 

Il presidente dell’ANICA ricorda i film con Alberto Sordi visti sotto un tetto di stelle. E lancia la proposta: “Tornare a quell’abitudine potrebbe dare fiato agli esercenti”

 

Il ritorno dei Drive in e delle Arene, tra nostalgia e necessità. “Cinema e teatri saranno gli ultimi a riaprire, e allora bisogna immaginare la possibilità di proiettare film all’aperto, dando fiato agli esercenti, ai distributori, sostenendo una filiera di cui fanno parte migliaia di persone”, spiega Francesco Rutelli, presidente di ANICA. “Abbiamo poi un’esperienza che certamente si deve rinnovare, ma che non sparirà, di godere il cinema al cinema. Questo prolungato momento di privazione e criticità si può gestire simbolicamente ma non solo approfittando di un’altra tradizione tipicamente italiana che sono le arene. Che sono state espressione negli anni del Boom del cinema popolare e gradita, apprezzata. Il cinema nel 2019 ha superato, contando i dati, 100 milioni di biglietti, non c’è nessuna attività di intrattenimento che raggiunge questi numeri in Italia. Il cinema è economico, ora che rientreremo dalla crisi dell’emergenza a quella economica va protetto perché è una di quelle attività che con 7 euro di permette di avere una immersione nella cultura, nel divertimento accessibile. Il cinema non va abbandonato ma soprattutto noi non dobbiamo farci abbandonare da questa esperienza di socialità e condivisione”.

Vedremo il cinema ai Drive in e nelle arene questa estate?
Il Drive in è un fatto sentimentale, emozionale, limitato. Le arene possono essere invece questa estate un fatto importante che va organizzato, utilizzando tanti spazi all’aperto, da parchi a spiagge. Ci stiamo lavorando e il perno sono innanzitutto gli esercenti e i distributori. Stiamo provando a costruire una programmazione il più possibile coordinata che permetta in tantissime località di avere un’ccasione di stare all’aperto rispettando le regole che saranno date: distanziamento, gestione informatica dei biglietti, sanificazione. E questo vale a livello nazionale e regione per regione, in modo da costruire una rete con una programmazione che non sia occasionale ma faccia parte di una iniziativa strutturata. Il cinema consente, se hai uno spazio grande, un distanziamento ordinato. Ricordiamo che gli esercenti hanno una rete di contatto con gli spettatori, database e mail”.

Pensa che il Drive in possa tornare di moda?
“Innanzitutto ne voglio sottolineare il legame con la cultura dell’automobile e ha una parentela con quello che sta succedendo anche in termini antropologici, economici, sociali. Il Drive in nasce nel boom dell’auto anni 50 e 60 e nella motorizzazione individuale. Fenomeno tipicamente americano e diffuso in altri paesi del mondo dove si può stare in spazi aperti, ma è incardinato sul trionfo dell’auto come tua frontiera di libertà, momento di emancipazione, luogo dove vai a “pomiciare” perché non puoi farlo in pubblico, il tuo rifugio, simbolo di autonomia economico. Lo sposalizio americano tra auto e cinema negli anni del doppio boom è stato evidente. Nelle stagioni successive però una cultura più sensibile ci ha fatto pensare che fosse preferibile andare in bicicletta o a piedi, anche per le nostre relazioni. L’auto è diventata mezzo di isolamento, congestione, anziché di emancipazione come succedeva prima. L’America è stata segnata dal dualismo Los Angeles e New York. Dagli anni 40 nel panorama americano c’è stato il dualismo tra la città giardino e Gotham city, Los Angeles, dove non esiste trasporto pubblico…Negli ultimi vent’anni il paradigma si è rovesciato, a Los Angeles si è iniziato a parlare di trasporto pubblico e d’altra parte si è visto che la città compatta era più ecologica e sostenibile. Il coronavirus ha clamorosamente messo in discussione questo nuovo paradigma e questo avrà inevitabili conseguenze di tipo ambientale. Oggi se faremo vacanze non partiremo in aereo o in treno ma in automobile, il trasporto pubblico sarà contingentato, e questo potrebbe con sé una singolare inversione di paradigma, così che l’auto potrebbe essere di nuovo percepita come un rifugio e i luoghi collettivi come un pericolo. Potremmo riscoprire l’auto anche come strumento di fruizione e di emozione. Qualcuno magari andrà al Drive In per stare con la fidanzata segreta”.

O con la famiglia, evitando di essere distanziati.
Infatti i miei grandi ricordi del Drive in riguardano la famiglia. Andavo con mamma e papà. Abitavamo all’Eur, la direttrice dello svago era verso il mare, a Ostia con mia mamma morta quando avevo 19 anni, andavamo con la 600 multipla, e in questa direttrice c’era il Drive in di Casal Palocco. Mi ricordo uno Spartacus di Kubrick negli anni Sessanta. Era bellissimo, in macchina con i pop corn, i genitori erano rilassati e tu potevi anche chiacchierare in libertà senza dare fastidio a nessuno. Era un evento pazzesco. Ricordo che lì vicino, cosa casuale e suggestiva c’era la casa di un mio compagno di scuola, Enrico Morsella, che era il nipote di Sergio Leone, ricordo le volte in cui sono entrato nella sala di montaggio, dove c’erano Morricone e Eastwood. Ricordo al Drive in i tanti film di Alberto Sordi, le commedie. E poi, appena avuto la mia prima 126, a diciott’anni, una serata romantica indimenticabile, di cui ricordo tutto tranne il film”.

Le arene e i Drive in hanno il limite delle condizioni metereologiche.
Lo so bene. Per questo la situazione del Drive in può essere più sentimentale che industriale. Due anni fa con Videocittà avevamo organizzato un ritorno del Drive in in grande stile al Colosseo: avevo un ricordo magnifico di Napoleon voluto da Nicolini sul piazzale del Colosseo, l’Estate romana dopo la cupa stagione del terrorismo, una pagina straordinaria di rinascita sociale e culturale. Allora organizzammo una serata dedicata a Roma con Roma di Fellini restaurato dalla Cineteca di Bologna e con il trailer di Il primo re di Rovere, tutto programmato, gli ospiti, gli attori, Borghi e Lapice, è arrivata – come avrebbe detto Renato Rascel – la bufera, allerta meteo della protezione civile. Abbiamo dovuto smontare tutto. L’abbiamo recuperato in una sala chiusa, ma non è stata la stessa cosa. Questo spiega la forte caratteristica stagionale di arene e Drive in. E in fondo questo è utile perché alla fine gli italiani cosa vanno cercando adesso? Un barlume di ritorno alla normalità. Sappiamo bene che non potremo fare tante cose, allora dobbiamo stare dentro alcuni guard rail, per usare una espressione automobilistica. E in fondo le proiezioni all’aperto distanziate e sanificate, gestite con professionalità, saranno una delle poche cose che quest’estate potremo fare collettivamente”.

di Arianna Finos

23 aprile 2020

 

 

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