Investimento Esterno e Product Placement

Rispetto della soglia di investimento minimo nel caso in cui l’investitore esterno intenda svolgere anche attività di product placement ovvero altre attività promo-pubblicitarie (art. 2, comma 4, lett. b). Cfr. circolare del 9 luglio 2010 – punto 3

 

La questione circa il rispetto del limite “minimo” di partecipazione alla produzione (ordinariamente fissato al 10%), previsto per gli investitori esterni che in relazione allo specifico film pongano in essere anche attività di product placement (inserimento di inquadrature di marchi e prodotti) ovvero altre prestazioni di natura promo-pubblicitaria, non può essere affrontata separatamente rispetto a quella relativa al limite “massimo” che deve essere rispettato da tutti gli investitori esterni (il cui apporto non può eccedere il 49% del costo di produzione).

Entrambi i limiti, infatti, sono usualmente verificati sul budget di produzione, e quindi “a preventivo”, ponendosi quindi il dubbio circa la rilevanza o meno di eventuali variazioni del costo di produzione del film rilevabili soltanto “a consuntivo”. Tanto la soglia ”minima” del 10% (che si riduce al 5% nel caso di “film difficili” o “a basso budget”) che quella ”massima“ del 49% vanno verificate, in linea generale, sempre sul budget previsionale. Ora, se “a consuntivo”, come è ben possibile, il costo di produzione risulterà variato, sono ipotizzabili due scenari:


a) il costo di produzione a consuntivo è maggiore rispetto a quello preventivato: in questo caso non ricorre nessun problema per la percentuale ”massima“, mentre quella ”minima“ potrebbe risultare più difficile da rispettare;

 

b) il costo di produzione a consuntivo è minore rispetto a quello preventivato: in questo caso, al contrario, nessun problema si pone per il rispetto della percentuale “minima”, mentre quella “massima” potrebbe risultare superata.

Nei contesti richiamati, i problemi sarebbero risolti alla radice se si assumesse come rilevante soltanto il budget preventivo del film (quello su cui, ragionevolmente, fanno affidamento gli investitori ed il produttore stesso in fase di strutturazione degli accordi) ma questa soluzione, pur avendo il pregio di non penalizzare gli investitori in relazione ad eventi che, al più, dipendono dai produttori, potrebbe prestare il fianco a comportamenti elusivi. Allo stesso modo, non in tutti i casi sarebbe agevole chiedere all’investitore esterno di “adeguare” la propria partecipazione al costo “a consuntivo”, posto che (i) l’investitore avrà la tendenza a interpretare l’oggetto del proprio investimento – ovvero il film – come un investimento non suscettibile di variazione in caso di modifiche nel costo complessivo di produzione, evenienza su cui l’investitore non ha alcun controllo e che (ii) l’adeguamento in aumento dell’apporto potrebbe trovare limitazioni sia nella disponibilità di somme destinate allo specifico investimento da parte dell’investitore esterno che nella fruibilità stessa del beneficio fiscale essendo stabilito un limite  massimo annuo degli apporti “eleggibili” per il tax credit.

La scrivente ritiene che soluzione soddisfacente per contemperare l’esigenza di non “vanificare” un’efficace utilizzo dello strumento agevolativo con quella di evitare comportamenti scorretti, che rendano di fatto irrilevanti i limiti stabiliti nel decreto, sia la seguente:
– nel caso di cui alla lettera a) (costo consuntivo maggiore del budget preventivo): rileva il budget preventivo (reso noto in sede di presentazione della comunicazione preventiva o di suoi aggiornamenti successivi), sempre che gli eventuali incrementi non oltrepassino la soglia “equitativa” del 25% del budget. Rileva, invece, in ogni caso, il budget preventivo (senza limiti quantitativi) qualora siano presenti forme di assicurazione che limitano l’aumento dei costi a preventivo (completion bond).
– nel caso di cui alla lettera b) (costo consuntivo minore del budget preventivo): rileva il costo consuntivo, con conseguente necessità per l’investitore esterno di ridurre il proprio apporto. Si noti come tale evenienza non penalizzerà comunque il produttore, dato che l’apporto così “diminuito” risulterà essere comunque il massimo, in termini percentuali, consentito dalle disposizioni vigenti.

 

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