Intervista del Presidente Rutelli a ItaliaOggi

Parla il presidente dell’ANICA Rutelli: con Netflix&co i film staranno minor tempo nei circuiti
Cinema, la scossa arriva dagli Usa - In futuro finanziati meno titoli italiani - La sala resta centrale

L’analisi dell’industria cinematografica italiana, in genere, parte da basi molto datate, quasi fossimo ancora «alla prima della Dolce Vita di Federico Fellini, in un mondo popolato dai Vittorio De Sica o Roberto Rossellini. Invece», spiega Francesco Rutelli, presidente dell`ANICA (Associazione nazionale industrie cinematografiche, audiovisive e multimediali), «sfugge che il consumo e l’industria del cinema sono cambiati in modo profondo, e cambieranno ancora più radicalmente nei prossimi anni. Già nelle prossime settimane avremo dagli Stati Uniti integrazioni che provocheranno scosse telluriche pazzesche e inedite per l`industria del cinema: che faranno Amazon, Facebook o Alphabet? Chi comprerà Netflix?». Domanda. E quindi, in Italia, che si può fare? Risposta. Dovremo misurarci presto con le decisioni americane che ridefiniranno le finestre di uscita dei film con un accorciamento temporale della catena, e questo avrà enormi impatti, così come quando al cinema si è affiancata la tv, poi l’home video, e ora lo streaming. È anche un cambiamento antropologico e sociale.

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D. Ha ancora un senso guardare al box office come parametro per valutare la salute del comparto, quando Netflix ormai produce e distribuisce decine di film saltando completamente il passaggio nelle sale cinematografiche? R. Ovviamente è necessario che i passaggi dei film sulle piattaforme in streaming siano sempre remunerati. Questo comporterà delle criticità e delle trasformazioni per le sale, con film che staranno meno tempo nei circuiti cinematografici… D. Che poi anche nel 2017 sono usciti in sala circa 200 titoli italiani, e per la gran parte il passaggio in sala era solo un atto dovuto, poiché il loro vero business era la vendita dei diritti ai broadcaster televisivi o del web… R. È vero, i film italiani con una vita reale in sala sono circa 60. E secondo me, in futuro, verranno finanziati meno film. D. E la sala che fine fa? R. È comunque centrale avere una lettura del comparto cinema imperniata sulla sala. Che rimane pure adesso il luogo perfetto dove distribuire e mostrare prodotti video. Anche le serie tv, ci ha fatto caso?, le lanciano al cinema. La sala di successo sarà un luogo dove incontrarsi, mangiare, discutere. Non avremo più il trionfo dei centri commerciali, soprattutto nelle città medie. Le sale dovranno integrarsi con varie funzioni. E in sala ci saranno i film, ma pure i concerti, le prime della Scala, le partite di calcio, i documentari. D. Il box office italiano è calato tantissimo nel 2017. Ma l`industria del cinema come sta? R. L`industria italiana è molto solida, e il film, come prodotto audiovisivo, resta fondamentale. D. La legge Franceschini che impatti avrà sul sistema cinema in Italia? R. Il ministro Dario Franceschini ha il grande merito di avere realizzato una riforma di sistema, fino agli obblighi di investimento e di programmazione. Mette a disposizione 400 milioni di euro di finanziamenti allanno, che possono sembrare una cifra enorme. Ma sono la metà di quello che, per esempio, lo stato francese offre al solo Centro nazionale di cinematografia. D. E poi la Francia ha 200 milioni di spettatori al cinema nel 2017, mentre l`Italia ne ha appena 92 milioni. Ma è vero che i produttori italiani ormai pensano tutti alle serie tv e poco ai film? R. Di sicuro c`è una nuova domanda che arriva da tante nuove piattaforme. L`Italia produce contenuti, e quindi la situazione è eccellente. Poi bisogna riconoscere che negli ultimi anni c`è stata una certa fiacca di creatività e innovazione al cinema. Tutto il comparto, peraltro, aspettava che la legge Franceschini diventasse operativa, e quindi nel 2017 in molti sono stati un po’ alla finestra. Devo però ricordare che i biglietti venduti al cinema in Italia, da soli, fanno più del totale biglietti venduti per tutti gli altri spettacoli, dal teatro alla lirica, dalle partite di calcio ai concerti, le sale da ballo o le feste di paese. Quindi il cinema in sala resta l’intrattenimento numero uno. E il film, come contenuto, piace tantissimo. Pensi che il solo 1° gennaio 2018 ci sono stati 32 milioni di italiani che hanno visto un film in tv. E da questa statistica sono esclusi, ovviamente, i film piratati, o quelli su Netflix o Premium, che non sono rilevati da Auditel. Quindi, come prodotto, il film è veramente egemone. D. In estate, però, ancora nessuno va al cinema in Italia. Nel 2017 la Spagna nelle sale ha incassato 100 milioni di euro più dell`Italia durante i tre mesi estivi… R. Verissimo. Nei prossimi giorni i produttori, i distributori e gli esercenti incontreranno il ministro Franceschini cui sottoporremo una serie di proposte proprio su questo tema. di Claudio Plazzotta

ItaliaOggi – 18/01/2018

 

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