Intervista al presidente Rutelli de Il Sole 24 Ore: “la filiera del cinema giochi d’anticipo”

«La filiera del cinema deve giocare d’anticipo per affrontare i cambiamenti dirompenti che sono in atto nel settore dell’audivisivo». Lo dice il presidente di Anica, Francesco Rutelli. L’industria del cinema dovrà affrontare un «cambiamento epocale». Francesco Rutelli, 63 anni, è a metà del mandato triennale alla guida dell’Anica, e quello che lancia in questa intervista al Sole 24 Ore questa volta (contrariamente a tante altre occasioni in cui si parla del claudicante cinema italiano) non è un allarme, ma un imperativo lo è di sicuro: «In Italia dovremo molto rapidamente stabilire una procedura di consultazione all’interno di tutta la filiera industriale. I tempi fra l’uscita in sala dei film e il loro approdo ad altri tipi di sfruttamento, e quindi tv, piattaforme e home video, andrà ridiscusso. E non c’è da tergiversare, tanto più ora che abbiamo condizioni buone fra cui una legge di sistema come la Franceschini, e un trend in crescita».

I dati di fine 2017 non sono stati per nulla buoni per il cinema italiano.

E infatti parlo dei dati di inizio anno, con un cinema italiano la cui quota di mercato nei primi 4 mesi è andata sopra il 3o%. Rispetto a un anno fa gli incassi sono saliti del 43%. È chiaro: le somme si tirano alla fine. Ma è anche vero che presentando i dati del 2017 avevamo detto che ci saremmo aspettati migliori risultati per il 2018, anche perché l’attesa per la piena operatività della Riforma Franceschini con il tax credit aveva di converso generato una certa stasi. Comunque è evidente che il sistema cinema in Italia vada analizzato nei suoi punti di forza e di debolezza.

Vale a dire?

Sul mercato ci sono e sono in arrivo film di qualità. Abbiamo tre pellicole al festival di Cannes che saranno in sala a maggio. C’è il fenomeno Sorrentino, Guadagnino e tutta una serie di registi di grande valore. E commedie azzeccate e scritte bene. Dall’altra parte il nostro è un mercato piccolo. Rispetto agli 88 miliardi di volume dell’entertainment cinematografico censiti dall’Mpaa l’Italia vale una piccola parte. Siamo deboli in produzioni per i mercati globali, sul versante delle esportazioni. Per questo, iniziative come il “Mia” o “Fare Cinema”, con la presentazione dei nostri film in 100 città nel mondo rappresentano occasioni importanti per presentarci ai mercati per ciò che siamo: un sistema industriale.

Ma con troppi film e non tutti di qualità. Il che significa sovraccaricare le sale con pellicole che escono dai circuiti prima di un adeguato sfruttamento.

E’ assolutamente vero. Ancora di più è essenziale arrivare, e per tempo, a una concertazione nella filiera. Tenendo presente un altro aspetto dirimente. Se guardo oltre confine vedo una fusione fra AT&T e Time Warner che potrebbe concretizzarsi a breve. C’è poi tutta la questione che vede intrecciarsi Fox, Disney e Comcast. E in più soggetti come Netflix o Amazon stanno avanzando nell’audiovisivo e potrebbero aggregarsi in modi imprevedibili. Cambiamenti dirompenti in termini di offerta e acquisti di contenuti, determinanti per l’Italia. La filiera del cinema deve giocare d’anticipo. Andando sul pratico, è evidente che, in un quadro come questo, c’è da ridiscutere la strategia del passaggio di un film in sala e delle altre opportunità di sfruttamento. Anche perché dagli Usa potrebbe arrivare, all’improvviso, un taglio delle finestre.

Così non si rischia di condannare le piccole sale, o i distributori?

No. Si tratta di ridiscutere i propri ruoli all’interno di un contesto che cambia.Alcuni film non arrivano proprio nelle sale. Senza contare che fra i beneficiari dei tempi lunghi fra sale e altre modalità c’è la pirateria. Le sale dovranno trasformarsi, come il ruolo dei distributori. Ma di spazio ce ne è. Del resto i cambiamenti non aspettano noi.

E arriveranno su un’industria italiana del cinema che discute da anni sul fatto che ai troppi film di inverno segue una penuria nei mesi estivi.

Effettivamente il box office scende in questi mesi. Siamo fiduciosi che ci sia un effetto positivo della legge Franceschini, con gli incentivi per le uscite nei mesi estivi. Ma occorre una programmazione su basi nuove, condivisa tra produttori, distributori ed esercizio per il 2019. 

(Intervista di Andrea Biondi)

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