Il discorso di Andrea Occhipinti alle celebrazioni per il Trattato di Roma

 

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Sessant’anni di pace, integrazione e cooperazione culturale in Europa

Questo è l’anno dell’anniversario di Lucky Red, la compagnia che ho fondato trent’anni fa, partita con la distribuzione di un film finlandese diretto da un regista sconosciuto che risponde al nome di Aki Kaurismaki, da un film francese diretto da una regista polacca come Agniesska Holland, e un film tedesco di Werner Herzog…

E questo è stato solo l’inizio di una piccola distribuzione arthouse e una società di produzione.

Prima di diventare la prima distribuzione indipendente in Italia, abbiamo distribuito più di 500 titoli, abbiamo prodotto e coprodotto molti film europei e quest’ultimo anno abbiamo vinto il premio di Eurimages per la coproduzione agli European Films Award. Inoltre i film che abbiamo distribuito sono stati per la maggior parte europei.

Opere da Polonia, Grecia, Svezia, Danimarca, Romania, Spagna, Francia, Germania, Belgio, Irlanda, in pratica da tutta Europa, film non ovvi, non facili, molte volte con cast non conosciuti.

Questi film sono stati spesso espressione dei migliori talenti che abbiamo in Europa, film che hanno vinto la Palma d’oro a Cannes, il Leone d’Oro a Venezia, l’Orso d’Oro a Berlino o l’Oscar per il miglior film straniero e, questa è la buona notizia, hanno sempre più spesso successo. A volte siamo fortunati; spesso siamo bravi, certamente nelle scelte ma anche nel farli diventare qualche volta da film “oscuri”, a popolari e accessibili a una vasta massa di spettatori.

Ma è importante sottolineare che non siamo soli, in questo viaggio: abbiamo avuto partner forti con una loro particolare visione. Si sono chiamati via via EFDO, MEDIA e ora EUROPA CREATIVA.

Questi partner hanno avuto un ruolo chiave nella storia e nello sviluppo di centinaia di compagnie europee come la nostra, e ci hanno accompagnato nel consolidare una rete di distributori e di cinema per i film europei.

Europa Creativa supporta l’industria nello sviluppo, nella promozione e specialmente nella distribuzione. Molti autori, ora famosi, e film che hanno viaggiato attraverso l’Europa e per il mondo, hanno raggiunto il successo grazie al supporto di questo network. Noi facciamo le nostre scelte, le nostre strategie, competiamo con player globali in ognuno dei nostri paesi, ma se il settore dell’audiovisivo europeo è oggi più forte di 30 anni fa, e se ci sono più voci che provengono da differenti nazioni, le quali raccontano cosa siamo, questo è il risultato di un lavoro e di una visione condivisa tra noi imprenditori ed Europa Creativa.

I due pilastri del supporto europeo sono sempre stati la circolazione delle opere e la diversità culturale.

Il nostro cinema è per la diversità culturale: questa nostra peculiarità è la nostra forza, anche se qualcuno dice essere la nostra debolezza. Io credo sia la nostra ricchezza, a cui non vogliamo rinunciare. Sono un cittadino europeo, orgoglioso di esserlo, ma prima di tutto sono un italiano.

La creazione di un’identità culturale europea comincia con il nostro lavoro quotidiano di promuovere e far penetrare questa diversità culturale nel mercato di massa in cui lavoriamo, con competitori sia globali che locali.

Questo lavoro può esser fatto da una parte mettendo in contatto i diversi pubblici, conoscendoli il più possibile, per favorire e incrementare la circolazione delle nostre produzioni e per il loro successo, e dall’altra parte scoprendo i nuovi futuri talenti.

Se guardiamo a tutti i registi europei siamo orgogliosi del fatto che siano stati scoperti e sostenuti da piccole e medie compagnie, che lavorano duro ogni giorno, sul non ovvio. Vorrei dirlo chiaramente: non penso che “piccolo è bello”, noi tutti vogliamo diventare più grandi, ma penso che comunque le piccole e medie società siano l’incubatore dei nostri talenti.

Per questo dovremmo stare molto attenti alle politiche che mettiamo in atto. Da una parte c’è una strategia di successo della Comunità Europea, dall’altra vediamo azioni differenti le quali, seppure con le migliori intenzioni, possono minare e frustrare tutto ciò che abbiamo costruito in questi ultimi decenni.

L’esclusività territoriale è il fondamento del nostro modello imprenditoriale, su questa base noi finanziamo, produciamo e distribuiamo contenuti. Lo spirito di alcune nuove regole, che stanno per essere scritte in questi giorni nel quadro di Digital Single Market, sono in totale contrasto con lo spirito del programma Media di Europa Creativa. Non sto parlando della portabilità, la quale va bene all’interno delle regole date, ma della ritrasmissione unilaterale transfrontaliera online di film e serie consentita ai broadcaster, che rischia di avere conseguenze disastrose. Non è un dettaglio, giacché significa che non potrò più vendere a Netflix i miei film per l’Europa, dal momento che li ho già venduti alla Rai per l’Italia, e le direttive per il satellite e il cable permetterebbero alla RAI di ritrasmettere in tutta Europa il mio film. Netflix non lo comprerebbe più, perché non avrebbe l’esclusiva o mi darebbe poche briciole. Si perderebbe valore, l’industria perderebbe denaro e capacità di produrre e i film e le serie non sarebbero promosse bene come un broadcaster locale o una piattaforma globale può fare. Io produrrei meno film e ci sarebbero meno film europei e serie per una audience europea, che è esattamente l’opposto dell’obiettivo che tutti vogliamo raggiungere. Questo divario sarà riempito da qualcun altro, probabilmente dalle produzioni americane. Quindi, per favore ascoltare ciò che le persone che fanno e conoscono questa attività vi stanno dicendo forte e chiaro nelle 24 lingue della Comunità Europea negli ultimi anni.

Prima di concludere, permettetemi di ringraziare una persona, non perché è italiana, ma per il lavoro eccellente che ha fatto, mettendoci competenza e passione.

Grazie, Silvia Costa, per il tuo impegno come presidente della Commissione Cultura del Parlamento Europeo e per aver ascoltato e compreso le necessità del cinema indipendente europeo, la spina dorsale della nostra cultura e della nostra industria audiovisiva.

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