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La TV che serve alla creatività e all’industria italiana

La proposta delle Associazioni dell’audiovisivo

100autori, AGPCI, ANAC, ANICA, APT, ART, DOC/IT,

PMI Cinema e Audiovisivo.

 

Il 29 agosto a Venezia, durante la Mostra del Cinema, ospite delle Giornate degli Autori, il fronte unito delle associazioni degli autori e dei produttori dell’industria creativa (del cinema, della televisione e del web) ha presentato una proposta comune per una tv che serva all’industria e alla creatività italiana.

L’orizzonte è la Consultazione annunciata dal Governo per il rinnovo della concessione in esclusiva del Servizio Pubblico radio-tv, che dovrebbe aprirsi il prossimo settembre.

La proposta delle associazioni può essere sintetizzata in cinque punti essenziali:

-       Un numero di «canali», anche generalisti, più ristretto.

-       La separazione societaria delle attività sovvenzionate con risorse fiscali da quelle sovvenzionate con pubblicità.

-       Una diversa gestione dei diritti, che liberi la creatività degli autori e favorisca la crescita dei produttori indipendenti.

-       La durata decennale della Concessione.

-       La governance duale, con un consiglio di indirizzo e sorveglianza che rappresenti gli obiettivi definiti in Convenzione e che nomini il vertice della azienda.

Il primo presupposto è che occorre rovesciare la logica per cui è più importante il contenitore  del prodotto. Il contenuto è sovrano.

La sovrabbondante offerta di informazione, di cinema e di prodotti audiovisivi su tutte le piattaforme, rende meno necessari i canali pubblici nazionali e lineari. E le missioni del Servizio Pubblico si misurano, oltre che sui valori editoriali, sulla vitalità del sistema industriale che produce e che esporta nel mondo. A maggior ragione per l’Italia, che fonda sulla immagine gran parte della attrattività di tutti i suoi prodotti.

Ne consegue che la Rai, se finora è stata giudicata per quello che metteva in onda, d’ora in poi sarà guardata anche per quello che mette in moto in termini di: 1) posti di lavoro generati; 2) esportazioni.

La situazione attuale dell’audiovisivo in Italia registra poco più di 40.000 addetti a tempo pieno su base annua e più o meno il doppio su base stagionale, con un fatturato di circa 10 mld. Un terzo meno dei francesi e la metà degli inglesi, i quali spendono anche meglio: per ogni milione di fatturato, abbiamo solo poco più di 4 addetti/anno contro i quasi 6 della Francia e gli oltre 7 dell’Inghilterra. Rispetto alle medie europee siamo sotto di circa 25.000 unità-annue a causa della dispersione delle risorse economiche su un eccessivo numero di reti generaliste o tematiche. In termini di esportazioni la situazione italiana è ancora peggiore.

Ciascun paese europeo cerca di reagire allo squilibrio competitivo con l’industria audiovisiva d’oltreoceano con un mix di misure protettive, di incentivi e di interventi pubblici, i più rilevanti dei quali sono le risorse e gli obiettivi assegnati alle aziende incaricate di fare Servizio Pubblico. La Gran Bretagna da decenni ha assegnato alle sue due aziende pubbliche, e con grandi risultati, il ruolo di volano dell’industria nazionale; e anche Francia e Germania, operano nella medesima direzione.

In questo quadro, la Rai non ha mai avuto l’effettivo mandato di agire come leva per la crescita del sistema industriale nazionale. Eppure le risorse fiscali finora assegnate alla Rai (oltre 1.700 milioni l’anno, tra tv e radio) rappresentano il principale intervento pubblico nei settori della cultura, della informazione e dell’intrattenimento.

Con gli interventi strutturali  proposti dalle associazioni, il Servizio Pubblico diventerebbe il punto di riferimento di un rapporto rifondato con produttori e autori, basato sulla pluralità delle linee editoriali e su nuovi modi di sfruttamento dei contenuti fra broadcaster, produttori e autori.

L’interesse generale è che il Servizio Pubblico, finanziato dal canone o dalla pubblicità, non abbia meno risorse e sia anzi libero di mostrarsi capace di incrementarle.

Ma la proposta più dirompente è quella che prende a modello il sistema televisivo britannico e propone la creazione di una rete RAI gestita esclusivamente con il canone e di un’altra che fa leva sulle sole risorse derivanti dalla pubblicità.

“Occorre creare le condizioni perché i contenuti siano al centro dello sviluppo del sistema”, ha detto Silvia Scola per conto degli autori dell’ANAC.

“Una RAI più forte e innovativa, con più risorse e con più diversità, che volti pagina rispetto al vecchio sistema creato per la politica e che liberi le migliori energie del paese”, ha proposto Riccardo Tozzi, presidente ANICA.

“Dobbiamo dare valore al Servizio Pubblico e restituire al prodotto quella qualità che sta progressivamente perdendo. Scopriamo cosa è meglio per l’Italia e poi facciamolo”, ha affermato Maurizio Sciarra per i 100autori.

Federico Scardamaglia per i produttori televisivi ha toccato il tema del riconoscimento del lavoro, dei diritti e del valore della produzione indipendente e degli autori, con un conseguente aumento dell’occupazione nel settore.

Gerardo Panichi, a nome dei documentaristi, ha sottolineato l’importanza di aver costituito un fronte unito di associazioni e ha raccomandato chiarezza nelle assegnazione delle risorse ai vari comparti.

Piero De Chiara, l’esperto di media che sta coordinando il gruppo delle associazioni che hanno lanciato la proposta per un nuovo servizio pubblico, ha concluso l’incontro ricordando che i promotori non stanno rivendicando maggiori finanziamenti o risorse aggiuntive, quanto piuttosto una prospettiva radicalmente nuova per la RAI. “La questione che abbiamo posto ha a che fare con il ruolo dell’Italia nel mondo nei prossimi dieci anni”.

Al fine di strutturare e rendere incisiva la interlocuzione con la iniziativa del governo, organizzeremo al più presto seminari aperti su:

-       la valorizzazione dei “diritti” nell’era della loro moltiplicazione

-       il commissioning delle aziende pubbliche e la  produzione indipendente

-       la distribuzione on line della produzione nazionale

 

Venezia, 29 agosto 2014

 

ALLEGATI:

La proposta delle Associazioni dell’audiovisivo

 

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