Il saluto del Presidente dell’Anica

Agire uniti senza steccati

di Fulvio Lucisano

L'occasione delle Giornate professionali di Cinema, che anche quest’anno si tengono nella splendida cornice di Sorrento, è utile ad un primo bilancio dell’andamento del cinema italiano nei primi sei mesi dell’anno. Partendo dal dato di fatto che l’anno 2000 si sta rivelando davvero l’anno peggiore del nostro cinema, il 2001 segna, da gennaio a giugno, una ripresa netta per i nostri colori, sia dal punto di vista produttivo che da quello del mercato.Nei primi sei mesi del 2000 l’ago per i film italiani si era bloccato ad un misero 13%, mentre nel 2001 si è risaliti ad una quota del 22,68% ancora inadeguata, ma in linea con la normalità degli ultimi anni.

Sull’onda dei pessimi risultati del 2000 lanciammo a tutte le associazioni delle categorie del cinema e dell’audiovisivo un appello ad unirsi per portare avanti delle proposte di riforma del settore indispensabili per fare del nostro lavoro una vera e propria industria, mettendola al pari con le altre realtà europee e mondiali. All’appello hanno risposto tutte le realtà associative rappresentanti dell’industria del cinema e dell’audiovisivo e siamo arrivati, alla vigilia delle scorse elezioni politiche, a formulare delle proposte.

Anche se le cose, da un punto di vista numerico, sono migliorate rispetto all’anno scorso, i problemi sono sempre gli stessi: i tempi sono maturi per costruire una comunicazione diretta con il Governo e con il nuovo Ministro, innanzitutto, ma anche con le forze parlamentari. Alle nostre proposte, che vanno tutte nel senso di liberare energie produttive e svincolarle da lacci e laccioli burocratici, nonché di qualificare l’assistenza dello Stato al nostro settore, devono seguire provvedimenti concreti. Per lo sviluppo dei progetti di produzione; per incentivare i privati ad investire nel settore, per concedere crediti d’imposta alle nostre imprese, così come già attuato in altri comparti produttivi; per favorire l’innovazione tecnologica delle industrie tecniche; per dare sostegno alla distribuzione di film nazionali ed europei, nonché all’esercizio che ne favorisca la circolazione; per promuovere di più e meglio i nostri prodotti sia all’estero che in Italia; per reintrodurre i premi di qualità per i cortometraggi italiani, soprattutto quando sono capaci di imporsi ai festival nazionali ed internazionali.

Ed è sempre più importante qualificare anche il settore produttivo della fiction televisiva, che ha avuto una crescita sensibile negli ultimi anni, ma che necessita di un maggiore coinvolgimento delle società di produzione, che debbono diventare strutture industriali proprietarie dei diritti di sfruttamento.

Ma la cosa più importante, il vero motivo del nostro lavoro unitario è che le categorie del cinema e dell’audiovisivo si presentino veramente compatte ai vecchi e nuovi interlocutori: l’esperienza passata ci deve insegnare che non si può correre ciascuno per proprio conto. Una parte può anche avere benefici immediati, a scapito di altri settori, ma non è questa la politica che si deve adottare. Il “divide et impera” che è stato praticato per l’audiovisivo nella scorsa legislatura avrà forse favorito qualche impresa o intere categorie, ma, allo stato attuale delle cose, non di certo l’industria nel suo complesso, che si trova ancora a dover far fronte a problemi vecchi, quando si dovrebbe parlare solo di cosa fare con le nuove tecnologie, di come affrontare il sempre crescente globalismo. Noi, tanto per fare un esempio, stiamo ancora discutendo, invece, di come debba funzionare una banca per mettere l’intero settore nelle condizioni di agire. Insomma la nostra battaglia è che, al di la delle sigle, si trovi di nuovo uno spirito unitario, una voglia di fare il bene comune del settore, senza steccati, senza particolarismi, ma con l’obiettivo di rilanciare tutti, autori e produttori, esercenti e distributori, il nostro cinema e l’industria audiovisiva.

 

 

VERSO LA STAGIONE 2001 – 2002
IL SUCCO DEI LISTINI PRESENTATI ALLE
GIORNATE PROFESSIONALI DI SORRENTO

DA SETTEMBRE A DICEMBRE
IL CINEMA CHE VEDREMO


Momento culminante la tradizionale battaglia di Natale con in campo forze ingenti : Harry Potter contro Il Signore degli Anelli, l’animazione italiana di Momo e Aida degli alberi contro Atlantide, nuovo colosso della Disney

di Ettore Zocaro

F orse ha ragioni da vendere il presidente degli esercenti lombardi Francesco Cardin che in alcune dichiarazioni al ‘’Giornale dello Spettacolo’’ attribuisce alla mancanza di film le discese verso il basso che talvolta si registrano nelle frequenze del pubblico. ‘’Non c’è prodotto – dice – e la crescita delle presenze dipende dal prodotto’’. Ma le ‘’Giornate professionali’’, annuale appuntamento per la presentazione dei nuovi listini, sembrano fatte apposta per smentire tale tesi. I prodotti ci sono, probabilmente dipende anche da come vengono utilizzati, specie in tempo di multisale che richiedono una trattazione particolare e una rotazione intelligente e dinamica.
Per prima cosa c’è un rinvigorito cinema italiano che, forte dei successi ottenuti nella seconda parte della scorsa stagione, è lanciato verso il recupero delle quote di mercato perse nei momenti di maggiore crisi. Ha lavorato e sta lavorando, infatti, per ridurre lo svantaggio. Non sarà da parte sua un’impresa facile perché l’avversario di sempre resta il cinema americano, quanto mai agguerrito di novità spettacolari, con il quale dovrà inevitabilmente misurarsi. Si consideri inoltre che le pellicole d’oltre Oceano non sono tutto: ci sono pure le cinematografie inglese e francese, capaci di ragguardevoli exploit improvvisi; da qualche tempo si sono aggiunte le cinematografie asiatiche, con quella cinese in testa, al punto da costituire una presenza non più casuale.
Si spera comunque che in linea generale lo spettacolo cinematografico continui a tenere il passo grazie a opere stimolanti ricche di attrattiva, importa fino a un certo punto la nazionalità di appartenenza. Le premesse ci sono tutte, dai listini che vengono presentati in questi giorni si deduce che l’impegno sia produttivo che artistico non manca. Soltanto così, del resto, l’esercizio può essere appagato. Il cinema è un grande dispensatore di emozioni, l’obiettivo è di fornirne in gran quantità e con lo stile migliore. Ma non è facile orientarsi fra tanti titoli (circa 300) per cui è da ritenere più agevole una loro divisione per gruppi, tante caselle (in tutto quattordici) che indicano le diverse linee di tendenza. Un tracciato per individuare quel che accadrà da settembre a dicembre, cioè dalla ripresa autunnale alle feste natalizie. Si propone in tal modo una chiave di lettura non riferita alle singole distributrici ma riservata esclusivamente all’interesse e al richiamo che le opere annunciate suscitano a prima vista. Naturalmente in testa vengono i film italiani poiché sono quelli che maggiormente ci stanno a cuore per ovvii motivi: parlano di storie, personaggi e visi a noi comuni, dove lo spettatore di casa può più facilmente riconoscersi. Ogni suo eventuale successo pertanto vale doppio.

(1) I FILM ITALIANI, DA SOLDINI A VIRZI’
La produzione tricolore aprirà la stagione, ai primi di settembre, con Luce dei miei occhi di Giuseppe Piccioni, fatica di un regista che da ‘’Il grande Blek’’ a ‘’Chiedi la luna’’, da ‘’Cuori al verde’’ a ‘’Fuori dal mondo’’ (questa a suo tempo scelta per l’Oscar) ha sempre seguito una sua linea coerente, quella della semplicità entro una fattura classica. Prerogative (lo si può intuire dal titolo) che probabilmente saranno mantenute. Ne sono interpreti giovani attori quali Luigi Lo Cascio, rivelazione de ‘’I cento passi’’ di Giordana, e Sandra Ceccarelli, rivelazione de ‘’Il mestiere delle armi’’ di Ermanno Olmi. Un film d’avvio della stagione (in concomitanza con una probabile presentazione negli stessi giorni alla Mostra di Venezia) che si profila piuttosto vivace per il nostro cinema. Seguiranno L’ora di religione di Marco Bellocchio, con Sergio Castellitto, storia di fantasmi del passato che tormentano una famiglia di oggi in bilico tra fede cattolica e razionalità laica; e Ieri di Silvio Soldini, nuova opera dell’autore di ‘’Pane e tulipani’’ che l’anno scorso piacque moltissimo al pubblico, in cui si parla di una storia d’amore delicata e misteriosa, emersa da zone particolarmente ‘’oscure’’ e drammatiche dell’esistenza. Nelle prime settimane di autunno è atteso pure My name is Tanino di Paolo Virzì, ultimo virgulto della ‘’commedia all’italiana’’ (si ricordino ‘’Ferie d’agosto’’, ‘’Ovosodo’’ e soprattutto ‘’Baci e abbracci’’), racconto divertente e ironico di uno strambo siciliano, immaturo e scriteriato, che per una serie di circostanze finisce nel porto di New York come un barbone rintronato. Tra le prime proposte, si inserirà Angelo nero di Tinto Brass, liberamente ricavato dalla novella ‘’Senso’’ di Camillo Boito, ambientato a Venezia alla fine della guerra, con un’avvenente Anna Galiena. Occhio al tempo stesso ad alcune produzioni indipendenti, cioè a quegli outsider che nella nostra produzione non mancano mai: Non è giusto di Antonietta De Lillo, ambientato a Napoli, L’inverno di Nina di Majo, con Valeria Bruni Tedeschi e Valeria Golino, e L’occhio di Antonio di Franco Piavoli, raffinato ‘’isolato’’ che questa volta svolge una metafora sul disagio e il disorientamento con attori non professionisti.

(2) DAGLI U S A: Spielberg, e Apocalypse Now allungato
Ormai non c’è stagione senza Steven Spielberg. Il celebre regista e produttore sarà in campo con il suo ultimo lavoro A.I.- Artificial Intelligence, uno dei pezzi forti dell’‘’estate americana’’, realizzato su sceneggiatura di Stanley Kubrick (un copione ereditato dal grande regista scomparso). Si avvale di animazioni digitali della ILM di George Lucas con protagonista un bambino-robot capace di amare e che, proprio come nella favola di Pinocchio, cerca di diventare un bambino vero per farsi voler bene dalla madre adottiva. Una sorta di ‘’Pinocchio 2001’’, come è stato prontamente ribattezzato dalla stampa di oltre Oceano. Nel cast Haley Joel Osment, Frances O’Connor, Jude Law, Sam Robards, William Hurt. Tutto fa pensare a un nuovo grande successo per Spielberg tipo ‘’E.T.’’, il quale però dovrà vedersela con una concorrenza forte. A cominciare da Codice: Swordfish di Dominic Sena (l’uscita è prevista per il 21 settembre), con John Travolta nei panni di una carismatica e subdola spia che beffa il governo federale e sottrae alle banche tredicimila miliardi di lire. Un thriller super spettacolare che possiede tutte le carte per salire ai vertici degli incassi. Quindi sono da mettere nel conto due produzioni reduci dal Festival di Cannes, una è Moulin Rouge! musical di Baz Luhrmann, con Nicole Kidman, ambientato nell’affascinante mondo euforico e decadente legato nel 1899 al mitico locale parigino, spettacolo pieno di seduzioni; l’altra è The Man who Wasn’t There dei fratelli Joel e Ethan Coen, storia drammatica e spiritosa di un ricatto coniugale in una cittadina del Nord della California. Per gli americani ci saranno inoltre il nuovo Ridley Scott Blackhawk Down, fedele ricostruzione della sanguinosa rivolta di Mogadiscio, avvenuta il 3 ottobre 1993. L’uomo ragno di Sam Raimi, protagonista il noto super-eroe dei fumetti in versione 2000, il nuovo John Woo, autore di The Windtalkers con Nicolas Cage, e Tomb Raider in cui Angelina Jolie assume le sembianze dell’eroina del video gioco, la sexy archeologa Lara Croft. Per noi italiani sarà interessante vedere come in un film di Hollywood è stata trattata la devastante brutalità della guerra nell’isola di Cefalonia al tempo dell’occupazione tedesca dell’isola: ci riferiamo a Il mandolino del Capitano Corelli, intreccio di storie di guerra e di storie d’amore, diretto da John Madden, noto per aver girato il pluri premiato ‘’Shakespeare in Love’’. Molto più americano Interstate Go di Bob Gale con Gary Oldman e Harvey Keitel, una storia alla “Easy Rider” che ripercorre le orme di “On the Road” di Jack Kerouac. Evento a sé il ritorno di Apocalypse now di Coppola, rieditato personalmente dal regista con l’aggiunta di 50 epici minuti supplementari, rimasti fuori nella prima versione. Nella proiezione effettuata al Festival di Cannes è stato davvero impressionante rivederlo e scoprirlo integrato delle scene che mancavano.

(3) SEQUEL E REMAKE, JURASSIC PARK III
Immancabili nel cinema americano sequel e remake, presenti ogni volta in larga misura. Fra i sequel più attesi, Jurassic Park III di Joe Johnston (già collaboratore di Steven Spielberg), seguito della serie iniziata con “Jurassic Park” e continuata con “Il mondo perduto”. Jurassic Park, storia che completa la saga delle terrificanti creature primitive. La sua ‘’prima’’ americana è per il 18 luglio, la ‘’prima’’ italiana il 31 agosto. Altri “sequel” in programma Men in Black II, Stuart Little II, Rush Hours II, Scary Movie II, American Beauty II e Il Dott. Dolittle II. Particolarmente curioso quest’ultimo che riprende il personaggio (interpretato da Eddie Murphy) del medico che sa parlare agli animali. Tra i remake, nuove versioni di Planet of the Apes (Il pianeta delle scimmie), firmata da Tim Burton e Rollerball da John McTiernan.

(4) JULIA ROBERTS, N.1 DEL NEODIVISMO

Il divismo costituisce una costante, difficile da rimuovere, indice comunque della popolarità dello spettacolo cinematografico. Una volta era essenziale, oggi molto meno. Ciò non toglie che alcuni divi, soprattutto di Hollywood, godano tuttora di grande favore, in grado di esercitare una forte presa. Basta a volte il loro nome sui manifesti per alzare le quotazioni di un film. E’ il caso di Julia Roberts, diva n. 1 del momento, appena insignita dell’Oscar, faro di una commedia romantica (è la sua specialità), dal titolo America’s Sweethearts di Joe Roth con John Cusack e Catherine Zeta-Jones, racconto sul mondo del cinema visto dietro le quinte attraverso le inquietudini e le intemperanze di alcuni attori in crisi.
Ma non c’è solo la Roberts. Il divismo prossimo venturo è rappresentato anche da Johnny Depp in Blow, ambientato nel mondo della droga, Anthony Hopkins, protagonista di una storia faustiana The Devil & Daniel Webster, Al Pacino in People I Know, Kevin Costner ne La rapina, Sylvester Stallone in Avenging Angelo nel ruolo di un boss italo-americano, e in Driven nei panni di un ex campione di automobilismo e Jodie Foster in The Panic Room di David Fincher. Da non dimenticare i divi del momento del cinema italiano: Stefano Accorsi e Giovanna Mezzogiorno, reduci dal trionfo de ‘’L’ultimo bacio’’, che ritroveremo rispettivamente in Santa Maradona di Marco Ponti, e Tutta la conoscenza del mondo di Eros Puglielli. Così come non è da dimenticare la diva di ieri, Alida Valli, che ha appena festeggiato il suo ottantesimo compleanno, interprete del film italo–spagnolo Settimana santa di Pepe Danquart, ambientato nella Siviglia dei giorni della Passione.

(5) TRASCINANTE LINFA DAI FESTIVAL
Una volta i vincitori dei Festival erano visti con diffidenza. Il pubblico non si fidava molto di Leoni e Orsi conquistati nelle manifestazioni più importanti. Riteneva che si trattava di film troppo difficili per il consumo dello spettatore, fatto per lo più di gente alla mano, semplice, contraria agli intellettualismi, specie se sull’onda di mode passeggere. Oggi non è più così. Il cinema ha conquistato tutta la su autorevolezza, lo spettacolo cinematografico è visto anche in funzione dei premi che i film conquistano nelle diverse competizioni internazionali. Chi si fregia di allori è guardato con rispetto, poiché garanzia di qualità e di emozioni. Di conseguenza, da diversi anni i listini sono pieni di opere provenienti dai Festival. Per molte distributrici è addirittura un motivo di orgoglio assicurarsi i pezzi più pregiati. Per esempio, è con un certo orgoglio che viene annunciato il danese Italiano per principianti di Lone Scherfig, una commedia vincitrice quest’anno dell’Orso d’Argento al Festival di Berlino. Egualmente si comporta chi annuncia il giapponese L’anguilla di Shohei Imamura vincitore nel 1997 della Palma d’Oro del Festival di Cannes.
Grosso colpo proveniente dal Festival di Cannes, il drammatico e inquietante La pianista di Michael Haneke con cui Isabelle Huppert sulla Croisette è stata laureata migliore attrice. Non è detto che a farla da padroni siano sempre i Festival maggiori, si cerca anche nei tanti importanti Festival sparsi nel mondo. Arriveranno, infatti, Harrison Llyod di Elie Chouraqui, premio della giuria al Festival di San Sebastiano (è la storia di un fotografo, Premio Pulitzer, che parte per un reportage di guerra nella ex Jugoslavia, di cui non si avranno più notizie); The Belevier di Henry Bean, vincitore del Sundance (la selettiva manifestazione americana dedicata al cinema indipendente creata da Robert Redford), in cui si esplora la vita di uno studente ebreo che sposa l’ideologia nazista; e The Terrorist di Santosh Sivan, vincitore della ‘’Piramide d’Oro’’ come miglior film al Festival del Cairo, ispirato agli avvenimenti relativi all’omicidio del primo ministro indiano Rajiv Ghandi.

(6) PER GLI INGLESI NON SOLO LOACH
La cinematografia britannica, Inghilterra, Scozia, Galles, Irlanda, negli ultimi tempi si è distinta per vivacità e intraprendenza, ha lanciato mode e stili innovativi alternando con sorprendente disinvoltura commedia, dramma, noir, e ritratto di costume. Tutte qualità che il pubblico italiano apprezza ampiamente. Una bella stagione che promette di prolungarsi. Sono attese le nuove pellicole di due registi assai diversi fra loro ma entrambi bagnati dal successo: uno è Peter Cattaneo con Lucky Break, una commedia, l’altro è Ken Loach, con Navigators, drammatico a sfondo sociale. Ma non è tutto da oltre Manica: sono in arrivo Enigma di Michael Apted, con Kate Winslet (l’interprete di ‘’Titanic’’), R’Xmas, film di Abel Ferrara che batte nazionalità inglese, Magdalene di Peter Mullan con Vanessa Redgrave, ambientato impietosamente in Irlanda in una lavanderia gestita da suore che sfruttano giovani donne sfortunate spogliandole di ogni dignità e diritto umano, e Il diario di Bridget Jones di Sharon Maguire, con Renée Zellweger e Hugh Grant, dal best-seller di Helen Fielding, vicenda di una single trentenne alle prese con la carriera professionale e alla ricerca dell’uomo giusto.

(7) DALLA FRANCIA IL FENOMENO JEUNET
Cinema francese largamente rappresentato sui nostri schermi. Si vorrebbe che la stessa cosa accadesse sugli schermi francesi per i film italiani. Per ora una ‘’par conditio’’ di questo tipo non esiste. Ciò nonostante, il cinema transalpino merita di essere visto e seguito nelle sue realizzazioni più significative. In uscita opere di autori noti più volte applauditi, come André Techiné che presenta Lontano, storia di tre esistenze che si incontrano a Tangeri (‘’nel più vicino dei luoghi lontani, e nel più lontano dei luoghi vicini’’, dice efficacemente una etichetta pubblicitaria): e Jacques Rivette che presenta Va savoir!, applaudito a Cannes, affascinante racconto di una compagnia teatrale italiana che in Francia recita Pirandello, con Sergio Castellitto nel ruolo principale. Altri film in arrivo di autori collaudati sono L’apparenza inganna di Francis Veber con Gérard Depardieu e Daniel Auteuil, Omicidio in Paradiso di Jean Becker, Tanguy di Etienne Chatillez con Sabine Azema, Fidelity di Andrzej Zulawski, intensa storia d’amore con Sophie Marceau. La selezione francese operata dai nostri distributori poggia su tre buoni colpi. Il primo è la presentazione di Le Grand Bleu di Luc Besson, film di ‘’culto’’ sulle profondità marine, di straordinario successo in tutto il mondo, per anni bloccato in Italia a seguito di una controversia legale. Il secondo è Il popolo migratore di Jacques Perrin, ‘’sguardo’’ sul mondo degli uccelli, scoperta di un popolo libero e senza confini osservato con riprese aeree e le tecnologie più sofisticate e rivoluzionarie. Il terzo consiste nel film di cui tutta la Francia parla da settimane: Amelie è un amore di Jean Pierre Jeunet, regista noto per “Delicatessen” e “La città des enfants perdus”, in cui si racconta dell’avventura di una ventenne che rende felice gli altri. L’attrice Audrey Tautou, nei panni di Amelie Poulain, la deliziosa protagonista della vicenda, ha conquistato i francesi richiamando nelle sale 4 milioni e 200.000 spettatori. E’ la storia semplice, una sorta di favola, di una bella ragazza di 22 anni, cameriera in un bar parigino di Montmartre, che conquista tutti per la sua solarità e gioia di vivere. Un enorme successo in patria (seguito, fra l’altro, da accese discussioni per il suo carattere troppo educato e buonista), che si spera si confermi in Italia.

(8) ASIA E ALTRI PAESI, FENOMENO CINA
È finito il tempo in cui il nostro pubblico aveva occhi soltanto per i film americani ed europei. Una bella porzione di attenzione se la sono attualmente ritagliata anche i film orientali (con in testa i cinesi), e i film australiani e iraniani. Un regista come il cinese Zhang Yimou e una bella attrice come Gong Li sono popolari anche da noi. Pertanto non mancano nuove offerte con storie che seducono l’Occidente. Una delle offerte è dell’indiana Mira Nair (già più volte applaudita), autrice di Monsoon Wedding, dramma familiare intessuto di antico e moderno a Nuova Delhi. Altre offerte il thailandese Nonzee Nimibutr con Jan Dara, i cinesi Ming–Liang Tsai con E laggiù che ora è?, Chen Kaige, famoso per ‘’Addio, mia bella concubina’’, con Killing Me Softly, Lou Ye con Suzhou River, e Zhang Yang con Shower.
L’Australia, il cui cinema ha trovato la prima diffusione in Europa con ‘’Picnic ad Hanging Rock’’ di Peter Weir, presenterà The Dish di Rob Stitch, divertente racconto di una equipe di stravaganti scienziati americani che operano nel paese dei canguri. L’Iran non poteva non puntare ancora una volta su Abbas Kiarostami autore questa volta non con un film a soggetto ma con un lungo e sconvolgente documentario dal titolo Abc Africa. Per l’Iran c’è pure Mohsen Makhmalbaf che firma Viaggio a Kandahar. Israele è rappresentata dal suo regista più prestigioso, Amos Gitai, autore di Eden.
Dal Sud America ritorno in grande stile di Francisco J. Lombardi, più volte premiato nei Festival, che presenta Pantaleon e le visitatrici, imperniato su un capitano dell’esercito peruviano che istituisce un reparto speciale di donne bellissime addestrate per ‘’fare una visita’’ ai soldati isolati nella giungla.

(9) I GENERI, ZOCCOLO DURO

I generi sono parte indispensabile dello spettacolo cinematografico. Il pubblico ama sapere se va a vedere una commedia oppure un horror, un fantascientifico oppure un thriller. Orienta spesso le sue scelte non sul titolo o sugli attori ma sul tipo di film che gli viene prospettato, innamorato di questo o quel filone. In questo senso, ha passioni roventi per il giallo o il comico, per la storia di spionaggio o l’avventura. Guai a deluderlo cambiandogli le carte sotto gli occhi. Si tratta di una classificazione necessaria che fa parte delle regole del gioco. Il genere fantascientifico è stato emergente per anni. In vista due nuove vistose occasioni per rafforzarlo ulteriormente: Final Fantasy di Hironobu Sakaguchi, esaltazione delle immagini digitali attraverso misteriosi fantasmi alieni che nell’anno 2065 sottraggono l’energia a ogni essere vivente e Fantasmi da Marte del carismatico John Carpenter, storia di un approdo su Marte per sfruttarne le ricchissime risorse naturali quale soluzione alla saturazione del pianeta Terra.
Non meno diffuso il genere thriller che potrà contare su The Hole di Nick Hamm, protagonisti quattro ragazzi rinchiusi in un vecchio rifugio antiatomico; Plague Season di Ron Shelton, cruda vicenda di mercenari addestrati per uccidere, sceneggiata da James Ellroy, uno dei maggiori scrittori americani; Wise Girls di David Anspaugh, allucinante intrigo di tre cameriere in un ristorante italiano alla moda sconvolto dal racket; A White Love con Nicole Kidman, dove l’amore, ma anche le sue sinistre implicazioni, arrivano via Internet; Liberty Stands Still di Karl Skogland, una caccia all’uomo in diretta televisiva, The Fourth Angel di John Irvin con Jeremy Irons e Charlotte Rampling e The Said di Tom McLoughlin con Andy Garcia. Gli appassionati avranno di che saziarsi. La commedia rimane il genere principe, amato soprattutto dalle spettatrici. Non se ne potrebbe fare a meno. Ecco allora Crush di John McKay con Andie MacDowell, sul mondo intrecciato di tre amiche; Jalla! Jalla! di Josef Fares, spumeggiante serie di equivoci con un fidanzato che ha un “piccolo problema d’impotenza”; I marciapiedi di New York di Ed Burns, ironico verso alla New York nevrotica di Woody Allen, Il maggiordomo del castello di Jesse Peretz, ad alto livello paradossale secondo il miglior humour anglosassone; Woody Allen sarà presente con La maledizione dello scorpione di giada, il primo dei tre film del regista, prodotti da Steven Spielberg; Unconditional Love di Paul J. Hogan, che diresse nel 1997 “Il matrimonio del mio migliore amico”, con Kathy Bates, Rupert Everett e Dan Aykroyd, sorprendente conclusione di uno scambio di sentimenti e di sesso. Indispensabile la commedia romantica che è rappresentata da Save, the Last Dance di Thomas Carter con due teen-ager che si innamorano sulle note dell’Hip-Hop. E commedie a sfondo erotico con Thomas in Love di Pierre–Paul Renders, primo film sul cybersex, e con Un Easy Riders di Jean Pieere Sinapi, sui diritti all’amore anche da parte di quelli che non sembrano capaci di amare. Alla commedia non rinuncia il cinema italiano che presenterà Tre Mogli di Marco Risi, piacevole intrigo di avventure amorose e finanziarie, e Quore della esordiente Federica Pontremoli, sulle brillanti disavventure di un musicista che suona in una band di sole donne.

(10) COMMEDIE DAL TEATRO

I rapporti del cinema con il teatro sono stati sempre assai stretti. La voglia di portare commedie di successo sullo schermo è nata subito, fin dai tempi dei fratelli Lumiere. Nessuna sorpresa dunque se essi proseguono tuttora. Una delle riduzioni cine-teatrali dei prossimi mesi degne di attenzione sarà Gocce d’acqua su pietre roventi di François Ozon, dal dramma omonimo di R. W. Fassbinder. Si tratta di una produzione francese che affronta l’analisi-provocazione del regista e commediografo tedesco relativa alla relazione fra un ingenuo giovane e un uomo d’affari di successo, molto più grande di lui, di cui è ospite. Una sfida cinematograficamente temeraria. Lo è ancora di più l’italiano Due amici, da ‘’Nunzio’’ di Spiro Scimone (testo che ha riscosso numerosi premi). Ne è regista lo stesso Scimone insieme a Francesco Sframeli, peraltro attore insieme a Teresa Saponangelo e Valerio Binasco. Anche qui la storia di una relazione a due, fra siciliani che vivono nella periferia di una grande città industriale, a un certo momento sconvolta da due avvenimenti, l’aggravarsi della malattia di Nunzio e il suo incontro con una ragazza, della quale si innamorerà a prima vista. Dal palcoscenico la commedia La verità, vi prego, sull’amore di Francesco Apolloni, di cui è anche interprete, molto replicata a Roma, girotondo sull’amore ricco di risvolti comici in cui si fa una sorta di fotografia dei sentimenti e delle problematiche dei giovani di oggi.

(11) LA BELLA SOLITUDINE DI CERTI AUTORI EUROPEI
Il cinema europeo può contare su autori di qualità e fama che rispuntano con opere impegnative quando meno te lo aspetti. Questo perché spesso lavorano al di fuori del grande meccanismo produttivo. E’ il caso del russo Otar Iosseliani, assai stimato avendo firmato opere come ‘’C’era una volta un merlo canterino’’, ‘’I favoriti della Luna’’, ‘’Un mondo visto da lontano’’, ‘’Caccia alle farfalle’’, di nuovo in pista con Lunedì mattina, in corsa per la Mostra di Venezia. Il soggetto è ambientato in un piccolo villaggio di contadini, abitato da pendolari che nutrono l’illusione di poter cambiare vita, per cui un bel giorno non si presentano al lavoro nella loro triste fabbrica di periferia, con conseguenze imprevedibili in quanto violano repentinamente abitudini immutabili.
E’ pure il caso di Goran Paskaljevic, regista jugoslavo, applaudito in tutto il mondo per “La polveriera”, autore di How Harry Became a Tree, imperniato sui risentimenti di un arcigno vedovo che vive nella campagna irlandese. Altri esempi di talenti europei che agiscono in modo piuttosto solitario ci vengono dal russo Sergei Bodrov, che ha preparato Il bacio dell’orso, consistente in una favola sulla falsariga de ‘’La bella e la bestia’’; e da Werner Herzog, regista tedesco di valore, che, tra una regia e l’altra per il teatro lirico, ha riabbracciato la macchina da presa per girare Invicibile, di cui è protagonista l’americano Tim Roth. Agli stranieri va aggiunto il nostro Fabio Carpi che sta per presentare Nobel, racconto del viaggio verso Stoccolma di un vincitore del famoso premio, girato in modo appartato, senza chiassi pubblicitari, com’è nel suo stile.

(12) EVENTI CHE FARANNO DISCUTERE
Diversi eventi in vista che certamente saranno seguiti da accese polemiche. Accadrà (è facile prevederlo) per il nuovo film di István Szabó dal titolo A torto o a ragione in cui si rievocano i comportamenti filo nazisti del famoso direttore d’orchestra Wilhelm Furtwängler. Se in ‘’Mephisto’’ il regista ungherese si era occupato di Gustav Grundgens, anch’egli in odore di croce uncinata, questa volta si occupa di un altro grande dell’arte tedesca non alieno di simpatie per Hitler. Punto di partenza un’inchiesta, realmente avvenuta, di un maggiore americano recatosi appositamente a Berlino. Discussioni non mancheranno per Vajont di Renzo Martinelli, rievocazione del crollo della diga che nel bellunese fece morire più di duemila persone. Opera, questa, di impegno civile e spettacolo (ne sono interpreti Michel Serrault, Daniel Auteuil, Laura Morante) che lancia strali contro chi è stato la causa del disastro. Ancor più accesa sarà la discussione che esploderà per I banchieri di Dio–Il caso Calvi di Giuseppe Ferrara con Omero Antonutti, Giancarlo Giannini, Pamela Villoresi, Alessandro Gassman. Si tratta della nota vicenda dell’assassinio del presidente del Banco Ambrosiano, Roberto Calvi, ritrovato il 18 giugno 1982 impiccato ad un traliccio sotto un ponte del centro di Londra. Un mistero rimasto insoluto, uno dei momenti cruciali della storia italiana. Infine il dibattito non mancherà a Frida, su Frida Kahlo, la pittrice morta a 47 anni dopo una vita piena di passioni e di scandali (famosa la sua relazione con Diego Rivera), ma anche segnata dal dolore e dalla malattia. Una icona del femminismo, personaggio di culto, oggetto della ‘’fridamania’’, scatenatasi a livello mondiale, per cui fenomeno che si presta a diverse valutazioni. Sullo schermo ha il volto di Salma Hayek, affiancata da Anthony Hopkins, mentre la regia è di Julie Taymon (autrice di ‘’Titus Andronicus’’), e la sceneggiatura di Rodrigo Garcia Marquez, figlio del celebre scrittore.

(13) CRESCE LA FEBBRE PER L’ANIMAZIONE
Il cinema d’animazione ha accresciuto la sua importanza e il suo ruolo al punto da non figurare più nei programmi come una cenerentola. Sempre più si producono lungometraggi con storie ammiccanti, sempre più la Disney, che fino a ieri deteneva una sorta di monopolio nell’immaginario collettivo, deve fare i conti con la concorrenza. E’ vero che a condurre il gioco è sempre lei, ma in attesa di Atlantis–L’impero perduto, della Disney, appunto, il suo film di punta di quest’anno, diretto da Gary Trousdale e Kirk Wide (gli stessi de ‘’La bella e la bestia’’) - emozionante fantasia in cui si riporta a galla per gli occhi incantati degli spettatori le suggestioni di un mondo sommerso, in uscita nelle sale a Natale - gli altri non stanno con le mani in mano. Lo contrasta Come cani e gatti, di produzione americana, diretto da Larry Guterman, uno dei prodotti più appuntiti della concorrenza. Riprende i trucchi alla Babe, maialino coraggioso per mettere in scena un vivace scontro tra cani e gatti parlanti (vi hanno lavorato quasi 200 animatori, progettisti, compositori, costruttori e tecnici). Una concorrenza che oltre a essere americana è allargata ad altri Paesi, a cominciare dal Giappone. Batte bandiera danese, ad esempio, Aiuto sono un pesce di Michael Hegner e Stefan Fjeldmark, e bandiera australiana The Magic Pudding (Il budino magico) di Karl Zwicky e Robbert Smit popolato di personaggi fantastici, artefici di mirabolanti avventure. La sorpresa è la concorrenza italiana. Il ‘’cartoon’’ nostrano tornato in campo da qualche anno, specie dopo il successo de ‘’La gabbianella e il gatto’’ di Sepùlveda, rafforzandosi notevolmente. Schiera contemporaneamente due ambiziose produzioni (non era mai successo prima). Una è Momo di Enzo d’Alò, tratto dalla favola di Michael Ende, protagonista una bambina che compare di colpo in un paesino senza che nessuno sappia da dove viene; l’altra è Aida degli alberi, diretta da Guido Manuli, liberamente ispirata all’opera di Giuseppe Verdi.

(14) NATALE ALLA GRANDE
Il Natale conclude la prima parte della stagione. Raramente la grande ricorrenza ha riservato un ‘’team’’ imponente di film come quello che si annuncia per quest’anno, ricco di eccezionale ‘’appeal’’. Uno dei primi appuntamenti è la pellicola su Harry Potter, Harry Potter e la pietra filosofale, basato sulla popolarissima serie di libri per bambini dell’autrice inglese J. K. Rowling, seguita da milioni di lettori (sono tradotti in 40 lingue). Segna l’esordio sullo schermo delle avventure fantastiche del geniale ragazzino che, dirette da Chris Columbus, ha come interprete l’attore undicenne Daniel Radcliffe. Nel cast gli attori inglesi come Richard Harris, Emma Watson, Maggie Smith. Scenografie di Stuart Craig, premo Oscar per ‘’Il paziente inglese’’. Harry Potter è talmente atteso da mandare a ruba i suoi poster venduti da mesi a Londra e New York fra gli 80 e i 100 dollari. Con questo primo film si aprirà una nuova epoca cinematografica in
quanto è già tutto predisposto per la riduzione di altri libri della Rowling, “La camera dei segreti”, “Prigionieri di Azkaban”, “Il calice di fuoco”. Per l’attesa che suscita non è da meno il secondo appuntamento natalizio, Il Signore degli Anelli, primo film della trilogia filmica ricavato dall’omonimo libro di John Tolkien. Si tratta della poderosa impresa del regista Peter Jackson (alla guida di uno dei ‘’budget’’ più stratosferici della storia del cinema) di dare immagini a un mondo leggendario, abitato da Elfi e Nani, Cavalieri Neri, Orchetti, Creature Malefiche, Stregoni, Oggetti Magici. Sterminato il numero degli attori, fra i quali Ian McKellen, Liv Tyler, Cate Blanchett, Christopher Lee Anche Il Signore degli Anelli, alla pari di Harry Potter e la pietra filosofale, dovrebbe aprire una nuova era cinematografica dato che si tratta di un primo film, cui seguiranno altre due super produzioni. Si inserisce in questo straordinario binomio, disposto con grande forza d’urto, il lungometraggio d’animazione della Disney Atlantis, di cui si è già detto, peraltro anch’esso legato a una storia leggendaria risalente al 1622 a. c. in quanto parla del magico regno sparito dopo un’esplosione vulcanica. Natale inoltre con Pollicino, di produzione francese, favola tradizionale interpretata da Catherine Deneuve, e con Simone, protagonista Al Pacino, storia moderna di un incredibile personaggio dei nostri giorni che crea al computer la donna più bella del mondo. Naturalmente c’è posto anche per il cinema italiano, di solito molto concentrato (e fortunato) nelle feste di fine anno. Oltre ai due lungometraggi di animazione Momo e Aida degli alberi, farà scendere in campo Leonardo Pieraccioni con Il Principe e il pirata, nuova opera divertente del popolare regista e attore toscano che in passate annate è stato un ‘’campione di incassi’’. Gli si affiancherà Natale a New York, nuova commedia di costume con gli immancabili Massimo Boldi e Christian De Sica, diretti da Neri Parenti, un gruppo che in questo periodo ha conseguito sempre risultati brillanti, portabandiera di storie scacciapensieri. Come dice la regola, squadra che vince non si cambia.

 


Natale a New York di Neri Parenti
(Filmauro)

 

Mi chiamo Sam di Jessie Nelson (Nexo)

 

 

My name is Tanino di Paolo Virzì
(Cecchi Gori Distribuzione)

 

 

Voci di Franco Giraldi
(Làntia Cinema e Audiovisivi
)

 

 

 



Nessuna notizia di Dio
di Agustin Diaz Yanez (Lucky Red)

 

 

 

Enigma di Michael Apted (Istituto Luce)

 

 

 

 

Tutta la conoscenza del mondo di Eros Puglielli
(Làntia Cinema e Audiovisivi)

 

 

 

 



Driven di Renny Harlin
(Warner Bros. Italia)

 

 

 

 

Malefemmene di Fabio Conversi
(Medusa Film)

 

L’On. Giuliano Urbani Ministro
per i Beni e le Attività Culturali

Carmelo Rocca Segretario generale

Franco Committeri
Presidente dell’Unione Produttori


Delmoly presenta a Roma
il piano MEDIA PLUS


Giornate Professionali di Sorrento
Il saluto del Presidente dell’Anica

I film che vedremo
da settembre a dicembre



Deputati francesi incontrano
gli imprenditori italiani
Intervista di Gianni Massaro
a “Il Sole 24 Ore”


Convegno dei critici
Cinema italiano - Pubblico italiano



I Nastri d’Argento
al Festival di Taormina



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I primi sei mesi sotto la lente



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